Medaglia

Sono arrivata di corsa, con una giornata sulle spalle, come un bagaglio pesante ed ingombrante, con la testa piena di pensieri.
Sulla porta di casa tua mi sono fermata, in quei pensieri tu non ci stavi, non c’era spazio.
Mi sono chiesta come poter vivere da lì ogni attimo così piena….
Tutto pieno per non sentire la paura di affrontare te. Scappare non sarebbe servito a nulla… toc toc … "permesso? Sono arrivata".
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Ci siamo guardati,
abbiamo parlato, giocato, riso,
ci siamo abbracciati,
ci siamo scontrati
ci stava tutto nel contenitore che ha continuato a riempirsi di molto altro e non ha smesso di farlo, e mi sono chiesta se per caso per la prima volta NON avessi fatto ciò che di solito faccio e cioè dare una forma e una capienza precise ai contenitori oltre ai quali è dato per scontato che non ci entri più nulla. Forse per la prima volta non ci ho messo sopra un coperchio prima del tempo.
Ti ho ascoltato a lungo e in te mi sono rivista, la mia poca chiarezza di esprimere quello che sento e la confusione nel pensare che chiarezza sia uguale ad esporsi troppo e rischiare di essere derisi e manipolati e che dolcezza corrisponda a debolezza.
Mi sono sentita come una medaglia stesa su di un piatto e posizionata sempre e solo dalla stessa parte; non avevo mai provato a girarla e stare dall’altra parte, sul retro della medaglia, ascoltando ciò che aveva da dirmi: ogni mio pensiero, ogni emozione dentro sono chiari, ma fanno giri enormi ed escono dalla mia bocca contorti e allora lì c’è confusione. Ti ho parlato allora stando da questa altra parte della medaglia e ho scoperto che prima di tutto cominciavo a parlare chiaro con me stessa.


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